Alto Cassaro e Palazzo Reale

Mandamenti: Palazzo Reale e Monte di Pietà
Durata percorso Da 2 a 4 ore comprese visite interne
Monumenti Cappella Palatina, Palazzo dei Normanni (Reale), Porta Nuova
Chiese Cappella della madonna della Soledad, Chiesa ed oratorio di Sant'Elena e Costantino, Chiesa di Santa Maria Maddalena, Ospedale di S. Giacomo, Seminario dei Chierici.
Luoghi di ristoro Pasticceria Cappello

Chi volesse visitare Palermo cominciando da questo itinerario, inizierà a conoscere la città partendo dalla parte più antica dell'originale nucleo urbano punico-romano, circondato all'epoca da mura che proteggevano circa seimila abitanti. Durante la dominazione araba del decimo secolo tutta l'area fu denominata "al Halqah" (recinto), volgarizzato in Galca e nella parte più alta fu impiantato un castello che oggi è conosciuto come Palazzo dei Normanni. Con l'arrivo dei Normanni la Galca assunse funzioni militari e il castello, ingrandito e abbellito, diventò residenza del sovrano, dove prima sorgeva la moschea "Gami" (delle adunanze) fu innalzata la Cattedrale e tutte le attività direttive della città vennero incanalate in questa zona che divenne il fulcro della città. Nel XVII secolo gli Spagnoli ingrandirono ulteriormente il Castello arricchendolo di sfarzosi appartamenti per il viceré di Spagna. L'asse viario identificabile oggi con Corso Vittorio Emanuele attraversava l'intera città da est ad ovest, ed ancora oggi è un punto di riferimento per il turista appena arrivato, un conforto per coloro che arrivano per la prima volta in città, un luogo in cui è possibile mescolarsi con la vita dei residenti, illudersi di non sembrare un corpo estraneo. Ma non lasciatevi trarre i false speranze di coerenza urbanistica, vi basterà allontanarvi solo di poco dal corso e vi perderete in vie e viuzze che sembrano aggrovigliate e i numeri civici assegnati secondo l'estro di un poeta e non secondo la logica di un architetto. Tanto meglio lasciarsi prendere dall'incertezza galvanizzante che caratterizza il vero viaggiatore: un buon viaggiatore non ha programmi fissi e il suo scopo non è arrivare.

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Porta Nuova

Tutte le grandi città sede di re e imperatori hanno un arco di trionfo degno di questo nome. Palermo non fa eccezione e il suo arco di trionfo si chiama Porta Nuova. Il caso volle che proprio lì accanto si ebbe la brillante idea di mettere un deposito di polvere da sparo, che per l'appunto brillò distruggendola completamente. Quindi Nuova perché ricostruita interamente: originariamente voluta nel 1583 dal viceré Marcantonio Colonna per ricordare la vittoria di Carlo V sulle armate turche, subì la totale distruzione nel 1667. Due anni dopo l'architetto Gaspare Guercio la ricostruì integralmente e pensò di porre a coronamento dell'edificio una copertura piramidale rivestita da piastrelle policrome maiolicate con l'immagine di un'aquila ad ali spiegate. Agli sconfitti l'eterno supplizio, il prospetto rivolto verso la città ricalca gli schemi classici degli antichi archi di trionfo, mentre quello esterno presenta un'architettura originale e bizzarra dominata dalla presenza spettacolare di quattro telamoni, raffiguranti i mori sconfitti da Carlo V. I telamoni, (o atlanti) tipicamente statue maschili assunti a ruolo di colonne (equivalente maschile delle cariatidi) traggono origine dagli spartani che usavano scolpire il nemico sconfitto reso schiavo asservito per sempre dinnanzi le loro porte. Osservateli, e ascoltate soffiare il vento attraverso questa porta, un vento salato proveniente dal mare, che sembra di sentirci dentro le parole che raccontano la nostra storia di emigranti mai scritta ma raccontata mille volte, la storia dei nostri padri e di noi figli e di una pazienza crudele come quella dei mori che anche in questo momento sopportano il peso della porta.
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Palazzo reale dei Normanni

Quando si parla di Castelli e Palazzi la fantasia non può che eludere i libri di storia verso epoche senza tempo, come senza tempo è l'origine ibrida di questo Palazzo. La vita di palazzo non si riduceva solo agli avvenimenti politici, Ugo Falcando (autore del XII secolo) non parla esplicitamente dell'esistenza di un harem nel palazzo, limitandosi ad affermare che, accanto ad eunuchi e matrone, vi abitavano delle fanciulle al servizio del re e della regina. Escort le chiameremo oggi, ma all'epoca l'ipocrisia era meno lampante. Della vita di palazzo conosciamo solo pochi particolari sparsi. Il Liber c'informa che, per placare l'aggressività del conte Enrico, le fanciulle lo accompagnavano spesso al bagno che certamente doveva essere un hammam (sauna), ma non sappiamo se esso si aprisse all'interno del palazzo. Il palazzo si presentava soprattutto, per volontà reale, come uno dei principali e più originali centri culturali del regno, aperto in particolar modo al mondo orientale. Secondo la geografia araba il mondo si divide in sette climi, Al-Idrisi, lavorò per Ruggero II dopo aver viaggiato per il mondo giunse alla corte di Palermo verso il 1138. Su richiesta di Ruggero II, Idrisi scrisse il Kitab Rujār (Il libro di Ruggero), una sorta di geografia universale in settanta capitoli (dieci per ognuno dei sette "climi"). Vi descrisse l'Europa occidentale, l'Africa del nord e i Balcani. Il re avrebbe fatto incidere su un immenso disco d'argento la carta geografica corrispondente. Un'iscrizione trilingue della Cappella Palatina ne rievoca la storia. Queste opere insieme quelle letterarie, scientifiche o dilettevoli, contribuivano ad animare una vita di corte che doveva essere raffinata come poche banchetti come quelli che ci canta 'Abd al-Rahmān , danze rappresentate sul soffitto della Cappella Palatina, musiche (sono attestate rappresentazioni con musiche d'organo, tromba, flauto ) e teatro. Tutto ciò doveva allietare "l'ozio voluttuoso" del re, quando aveva il tempo per dedicarvisi. Godetevi quindi anche voi del vostro ozio voluttuoso durante la visita in questo Palazzo e la successiva capatina da Capello. continua ...
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Cappella Palatina

Originariamente, la cupola era visibile dall'esterno insieme al campanile, con gli anni è stata inghiottita dal Palazzo Reale che ne racchiude il segreto. Cupola, transetto ed absidi sono interamente rivestiti nella parte superiore da splendidi mosaici bizantini, che sono tra i più importanti della Sicilia che risalgono al 1143. La Cappella consacrata nel 1140 si dice palatina perché riservata ad un regnante e alla sua famiglia, il termine latino palatinus deriva infatti da palatium, "palazzo imperiale". Fusione ed integrazione tra culture differenti, questo monumento né rappresenta l'idealizzazione pura, la Cappella è stata definita un vero miracolo d'armonia spaziale e decorativa, impianto centrale bizantino (presbiterio), schema basilicale latino (navata), decorazione a mosaico in un magico connubio di stili e capacità tecniche, in essa convivono esperienze culturali differenti comprese quelle in purissimo stile islamico, quali il soffitto ligneo a lacunari. È un universo profano e gioioso che convive, artisticamente parlando, con le immagini sacre e dottrinali del grandioso complesso musivo. Ugo Falcando, storiografo della corte normanna (1190 circa), dedica alla Cappella Palatina questa nota: "A coloro che entrano nel palazzo da quella parte che guarda si presenta per prima la Regia Cappella col pavimento rivestito di un magnifico lavoro, con le pareti decorate in basso con lastre di marmo prezioso e in alto invece con tessere musive, parte dorate e parte di vari colori, che contengono dipinta la storia del vecchio e del nuovo testamento. Adornan poi l'altissimo tetto di legno la particolare eleganza dell'intaglio, la meravigliosa varietà della pittura e lo splendore dell'oro che manda raggi dappertutto".
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Teatro Marmoreo

Nel 1662, vicino al Palazzo reale fu eretto un gruppo scultoreo monumentale in onore di Filippo IV, detto "Teatro marmoreo", formato da statue disposte in un'armoniosa composizione, insieme a fontane e balaustre. Intorno al piedistallo, con statua in bronzo opera di Carlo d'Aprile, furono disposte le raffigurazioni delle quattro parti del mondo allora conosciute (Europa, Asia, Africa e America), sulle quali il re di Spagna governava; sul primo livello furono poste le statue dei quattro Mori, ovvero dei re di questi paesi che caddero sotto la sua dominazione; targhe e stemmi dei maggiori casati della città completarono l'insieme. I gruppi furono eseguiti da Vincenzo Guercio, Gaspare e Luigi Serpotta e Luigi Geraci, con gusto decorativo tipicamente barocco. La statua attuale, in marmo, rappresenta il re Filippo V e fu eseguita da Nunzio Morello nel 1856, al posto della precedente, distrutta durante le insurrezioni del 1848; altre statue sono state sostituite nel XIX secolo.
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Chiesa di S. Elena e Costantino

L'attuale costruzione risale al 1602 e fu edificata al posto di un'altra più antica chiesa di S. Costantino da Plano, esistente poco distante da questa e distrutta contemporaneamente alla costruzione della nuova, per l'ampliamento del piano del palazzo. L'edificio comprende , al piano terra un andito d'ingresso e un cortile da cui si accede alla chiesa. Presenta semplici pareti, l'altare maggiore settecentesco è in legno a più ripiani e un coretto in graziosa finitura lignea. La chiesa è purtroppo chiusa al culto dal 1947, ma conserva pregevoli affreschi nel soffitto dove attorno al dipinto centrale eseguito da Filippo Tancredi è raffigurata la Visine dei Ss Elena e Costantino. con vivaci affreschi con le storie della vera Croce realizzati attorno al 1733 da Guglielmo Borremas. La sala ha un pregevole pavimento in piastrelle di maiolica e lungo le pareti sono disposti trofei e strumenti di guerra. Se avrete la possibilità di entrare in questo luogo riservato solo a pochi , potrete affermare di appartenere alla schiera di eletti che ne hanno avuto l'onore e il piacere.
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Monastero di S. Elisabetta

Poco più avanti l'ex monastero di S. Elisabetta fu fondato nella seconda metà del XVI secolo. L'edificio che oggi ospita gli uffici della squadra mobile della questura si presenta come un blocco compatto ma è in realtà frutto si successive trasformazioni. Nato come chiesa nel 1600 finì dopo innumerevoli vicissitudini per diventare caserma nel 1866. Il fronte sulla piazza è scandito dal ritmo delle finestre e dei tre portali, al centro è ancora decifrabile la sagoma della chiesa anche se sono state praticate numerose aperture. Molti si ricorderanno di questo edificio per le immagini che i telegiornali trasmettono di tanto in tanto nelle varie catture di da parte della questura e dei festeggiamenti della popolazione locale che in quei momenti incita i paladini della giustizia.
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Chiesa della Madonna della Soledad

La prima cappella del fianco sinistro del monastero di S. Elisabetta rimasta in piedi e restaurate nel 1956 è la Cappella della Madonna della Soledad appartenuta alla confraternita della Soledad , fondata nel 1590 da gentiluomini spagnoli. se ne vede l'arco d'ingresso con la tipica inferriata. La magnifica cappella è completamente ricoperta da marmi e stucchi di gusto tipicamente barocco che vi capiterà di incontrare spesso durante la scoperta di Palermo. La cappella rimasta proprietà dello stato spagnolo è stata danneggiata della guerra e restaurata nel 1957 a opera dell'architetto Antonio Zanca.
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Seminario dei Chierici

Un lungo fronte continuo unifica il seminario dei chierici e il palazzo Arcivescovile Nuovo in un vasto isolato che occupa circa un quarto della parte settentrionale dell'antica Galca. Costruito nel 1583 il seminario è distribuito attorni ad un chiostro con doppio porticato e ospita l'attuale facoltà di Teologia di Sicilia.
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Ex ospedale S. Giacomo

A settentrione di via Vittorio Emanuele si estende l'ospedale di S Giacomo, uno dei rioni dell'antica Galca, divenuto cittadella militare della guarnigione spagnola durante il vice regno di Emanuele Filiberto di Savoia nel 1622. (non stiamo parlando certo del 2° classificato del Sanremo 2010). Una strada detta "via Coperta" univa in epoca normanna, il palazzo Reale con la Cattedrale attraversando questo quartiere davanti alla chiesa di Santa Maddalena. Passata al demanio nel 1860 col titolo di caserma di S. Giacomo fu destinata ad ospitare la legione dei Carabinieri.
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Mura Puniche

Lungo corso Alberto Amedeo è visibile un tratto rettilineo del V secolo delle mura puniche che cingevano l'antico nucleo della città E' probabile che in questo tratto esistesse una antica porta detta "porta dei giardini" dalla quale si accedeva a una fonte e a un mulino nei pressi delle mura. Gli ingressi principali sono siti in via Vittorio Emanuele e sul fronte occidentale accano a Porta Nuova, da un terzo ingresso aperto successivamente, si accede alla limitrofa Caserma Calatafimi.
 

Pasticceria Cappello

Se avete un amico Palermitano che ritorna a Milano dopo essere sceso giù, e vi ha portato la Setteveli, siete fregati. Non riuscirete più a farne a meno, un tripudio di cioccolato, un piacere celestiale che ti spara le endorfine a tremila, è classificata tra le droghe più pericolose in termini di dipendenza fisica e psicologica, ne sarete così addiccati (addicted per gli anglofoni) che assillerete il vostro amico con domande del tipo, ma quando scendi di nuovo?, ma a pasqua non torni a trovare i tuoi? La pasticceria Cappello, senza dubbi una delle migliori e delle più famose pasticcerie di Palermo, è una piccola pasticceria vicino Piazza Indipendeza fondata e gestita da un pasticcere geniale (il signor Cappello, appunto). Qualche anno fa, il signor Cappello ha avuto una geniale invenzione: la Setteveli , uno dei dessert più buoni di questo mondo (provare per credere...). In pratica, si tratta di una torta formata da sette diversi strati di cioccolato e pan di spagna che, credetemi, non si può togliere dalla bocca. Non so quale sia il segreto di questo dolce, ma è veramente qualcosa di indimenticabile, un trionfo di gusto! Di sicuro non c' è bar o pasticceria siciliana che ormai non ne proponga una. L'eterno dilemma a Palermo è questo, meglio la torta di Cappello o di qualche altra pasticceria?
Itinerario e informazioni storico culturali liberamente tratti da: Palermo la città ritrovata - itinerari entro le mura di Adriana Chirco, Dario Flaccovio Editore